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Camminata e MiniTrail

 

Camminata

In seguito della partenza della gara Trail 18Km, si terrà la partenza della Camminata non competitiva di 7,6Km alle ore 16:05.

Il costo dell'iscrizione alla Camminata è di 5,00€ e comprende un ristoro a metà percorso e ristoro finale.

Il percorso si sviluppa quasi interamente in ambiente naturale e non presenta eccessive difficoltà. E' consigliata scarpa adeguata.

 

 

MiniTrail

Alle ore 10:00 sarà dato il via al Minitrail non competitivo per bambini e ragazzi di età compresa tra gli 8 ed i 15 anni. La distanza complessiva del MiniTrail è di 2km circa.

La partecipazione è gratuita e prevede il ristoro finale e medaglia di partecipazione.

E' consigliata scarpa adatta a corsa in montagna.

 

Camminata e MiniTrail 2018

 

Camminata

In seguito della partenza della gara Trail 18Km, si terrà la partenza della Camminata non competitiva di 7,5Km alle ore 17:05.

Il costo dell'iscrizione alla Camminata è di 5,00€ e comprende un ristoro a metà percorso e ristoro finale.

Il percorso si sviluppa quasi interamente in ambiente naturale e non presenta eccessive difficoltà. E' consigliata scarpa adeguata.

 

 

MiniTrail

Alle ore 10:00 sarà dato il via al Minitrail non competitivo per bambini e ragazzi di età compresa tra gli 8 ed i 15 anni. La distanza complessiva del MiniTrail è di 2km circa.

La partecipazione è gratuita e prevede il ristoro finale e medaglia di partecipazione.

E' consigliata scarpa adatta a corsa in montagna.

 

MaB Unesco

La gara si svolge in ambienti naturali unici, decretati riserva  MAB Unesco.

 

Storia, arte e cultura

 

La vita quotidiana dei montanari di queste valli, dura come nel resto dell'Appennino, é proseguita per secoli in un tranquillo isolamento, che offriva agli abitanti anche innegabili vantaggi: l'asperità dei luoghi e i prolungati inverni, ad esempio, scoraggiavano invasioni e scorrerie e l'autonomia goduta dal territorio permetteva di contenere i tributi e rendeva piú facili gli scambi (anche di contrabbando) con la Toscana e i possedimenti estensi.

 

Nonostante gli occasionali ritrovamenti paleolitici ed etruschi, le condizioni climatiche e le aspre morfologie del settore orientale dell'Appennino parmense non hanno storicamente favorito gli insediamenti e l'apertura di direttrici importanti.

 

Per contro, a partire dal medioevo, le valli dei torrenti Parma e Cedra, furono per secoli assoggettate a istituzioni feudali caratterizzate da una forte autonomia.

 

Il feudo di Corniglio venne trasformato in contea dai Rossi, signori di Parma, che costruirono a Bosco di Corniglio un importante castello di cui oggi non restano che alcuni ruderi. Il potere dei Rossi terminò intorno al ‘600 in occasione dell’avvento del Ducato dei Farnese.

 

Monchio delle Corti, invece, per quanto legato ai vescovi di Parma, fu per secoli protagonista di un’originale forma di autogoverno estesa all’alta valle del Cedra e a limitate porzioni di quelle di Bratica e Enza. 

 

Il governo delle 14 corti (Monchio, Casarola, Ceda, Grammatica, Lugagnano, Nirone, Pianadetto, Riana, Rigoso, Rimagna, Trefiumi, Valcieca, Valditacca, Vecciatica), che sopravvissero come istituzione sino all’epoca napoleonica, era affidato a un podestà di nomina vescovile, che ebbe sede prima a Rigoso e poi a Monchio.

 

Di antiche origini, come Corniglio e Monchio, anche il territorio di Tizzano val Parma, zona fertile e di facile accesso, fu sede di un feudo conteso, nella sua storia, tra diverse casate: dai Da Correggio, ai Fieschi, ai Pallavicino, ai Terzi, agli Sforza, ai Farnese, fino ai Venturi, ultimi signori di Tizzano e Ballone.

A testimonianza dell’illustre passato rimangono, alla sommità del borgo, i suggestivi resti dell’antico castello, di cui si hanno notizie a partire dal X secolo.

 

Tizzano ha rappresentato anche un luogo strategico dal punto di vista dell’organizzazione territoriale ecclesiastica: ubicato lungo l’antica Via di Linari, una delle arterie della Via Francigena, e sede di un Pievato, ad espressione del quale si incontra, in posizione panoramica, la Pieve di san Pietro Apostolo risalente all’XI secolo

 

I sentieri verso il crinale, percorsi da pastori e greggi e da chi si avventurava sul versante opposto per scambiare i prodotti delle valli, erano costellati di immagini sacre scolpite in lastre di marmo bianco e incorniciate da decorazioni in arenaria. 

 

In tutto il territorio del parco "le maestà" sono particolarmente numerose, anche se a volte dimenticate e nascoste e più speso oggetto di vergognosi furti, e si incontrano un po' ovunque, a lato delle strade, inserite nei massi erratici, lungo i sentieri che si inoltrano nei boschi e tra i pascoli, all'interno dei centri abitati.

 

Sono riconducibili a tre tipologie fondamentali: maestà delle case, delle fonti e delle strade, a seconda che siano poste sui muri delle abitazioni, sui frontoni delle fontane o, in forma di edicola, lungo la viabilità.

 

Anche in età contemporanea le forme di espressione artistica e culturale hanno lasciato  in queste valli "segni" a volte notevoli, quali ad esempio le opere poetiche che il Poeta Attilio Bertolucci ha dedicato a Casarola (paese natale del padre), o le opere pittoriche che l'artista Walter Madoi ha laciato sui muri delle case e nella Chiesa del piccolo borgo di Sesta Inferiore a Corniglio, suo "paese d'elezione" .

 

 

 

La storia e le tradizioni locali

 

 

I Feudi di Corniglio e Tizzano e le Corti di Monchio

 

Le valli dei Torrenti Parma e Cedra, per la posizione eccentrica rispetto alla città di Parma, furono per secoli assoggettate a istituzioni feudali caratterizzate da una forte autonomia.

 

Il feudo di Corniglio venne trasformato in contea dai Rossi, signori di Parma, ai quali rimase sino ai primi del '600 (quando entrò a far parte dei possedimenti ducali dei Farnese). Monchio delle Corti, invece, per quanto legato ai vescovi di Parma, fu per secoli protagonista di un'originale forma di autogoverno estesa all'alta valle del Cedra e a limitate porzioni di quelle di Bratica e Enza. Il governo delle 14 corti (Monchio, Casarola, Ceda, Grammatica, Lugagnano, Nirone, Pianadetto, Riana, Rigoso, Rimagna, Trefiumi, Valcieca, Valditacca, Vecciatica), che sopravvissero come istituzione sino all'epoca napoleonica, era affidato a un podestà di nomina vescovile, che ebbe sede prima a Rigoso e poi a Monchio.

 

Di antiche origini, come Corniglio e Monchio, anche il territorio di Tizzano val Parma, zona fertile e di facile accesso, fu sede di un feudo conteso, nella sua storia, tra diverse casate: dai Da Correggio, ai Fieschi, ai Pallavicino, ai Terzi, agli Sforza, ai Farnese, fino ai Venturi, ultimi signori di Tizzano e Ballone. A testimonianza dell'illustre passato rimangono, alla sommità del borgo, i suggestivi resti dell'antico castello, di cui si hanno notizie a partire dal X secolo.

Tizzano ha rappresentato anche un luogo strategico dal punto di vista dell'organizzazione territoriale ecclesiastica: ubicato lungo l'antica Via di Linari, una delle arterie della Via Francigena, e sede di un Pievato, ad espressione del quale si incontra, in posizione panoramica, la Pieve di san Pietro Apostolo risalente all'XI secolo.

Paesaggi

 

Il territorio del Parco e della sua Area Contigua, grazie alla sua notevole estensione, comprende ambienti collinare (450 m s.l.m.) in corrispondenza del fondovalle del Torrente Parma, ma anche massicci montuosi di tutto rilievo posti a ridosso del crinale appenninico principale e sulle dorsali secondarie che dallo stesso si staccano perpendicolarmente (1500/1600 m s.l.m.).

Per questi motivi il Parco è un mosaico di paesaggi sempre diversi nei quali la millenaria convivenza tra la natura e le attività umane ha dato forma ad equilibri non sempre facili, ma molto spesso davvero piacevoli e armonici. 

 

Dalla verde e agricola collina fino alle aree montuose dove ancora sono evidenti le tracce dell’ultima glaciazione (tra 75000 e 10000 anni fa), è un susseguirsi di ambienti diversi, ognuno con proprie caratteristiche naturali, culturali e paesaggistiche.

 

Questa varietà di ambienti e fasce altimetriche dà vita ad un paesaggio molto diversificato.

 

Alle quote più basse, da un dolce paesaggio agricolo dove i seminativi si alternano ai prati stabili, circondati da lunghe siepi e boschi misti di latifoglie.

 

Salendo di quota aumenta la copertura boschiva, interrotta a tratti da prati e prati-pascoli, costellata da piccoli centri abitati e attraversata da una fitta rete di strade forestali e sentieri pedonali.

 

Le dorsali montuose, disposte perpendicolarmente al crinale principale in direzione nord-est, disegnano una bellissima successione di piccole vallate, incise da limpidi torrenti e dominate da alcune cime che sono veri e propri “balconi” naturali (M.te Caio 1584 m, M.te Navert 1657 m, M.te Torricella 1728 m, M.te Cervellino 1492 m).

 

La millenaria presenza dell'uomo e delle sue attività (agricole, abitative, culturali, artistiche, ...) è parte integrante del patrimonio paesaggistico, oltreché storico-culturale, del Parco.

 

Dove la presenza e le attività dell'uomo sono più significative, si possono incontrare bei borghi storici, antichi resti di imponenti castelli, chiese e pievi romaniche.

 

Anche dove minore è l'intensità dell'opera dell'uomo il paesaggio è comunque caratterizzato da significative e belle testimonianze storico-culturali, come le tante maestà (formelle votive in marmo) che punteggiano sentieri e fontane, i muretti in pietra a secco che delimitano strade e campi, piccoli centri abitati e case sparse.

 

Laddove le condizioni storiche di carattere ambientale, climatico e di accessibilità hanno determinato una minore presenza dell'uomo, la natura si manifesta in forme più "autentiche", dando vita a paesaggi spettacolari e panorami mozzafiato, oltre che a isolate e "sfuggenti" emergenze che sono vere e proprie rarità.

 

In queste aree maggiormente naturali le esigenze di tutela si fanno più impellenti e cercano di conservare habitat e singole specie rare e/o minacciate, spesso dichiarate di interesse comunitario.

Geomorfologia

 

Gli antichi ghiacciai dell'Appennino parmense

Nelle montagne appenniniche hanno lasciato tracce notevoli i processi di modellamento avvenuti durante le glaciazioni che si sono avvicendate nel Pleistocene (800.000-10.000 anni fa), quando estese porzioni dell'emisfero settentrionale vennero rivestite dai ghiacci.

Delle quattro glaciazioni che interessarono la catena, le ultime due, denominate Riss e Würm dalle vallate alpine che ne conservano le forme piú significative, hanno lasciato memoria nelle montagne parmensi. 

Del Riss, che ebbe luogo intorno a 200.000 anni fa, il Parco Regionale custodisce la sola testimonianza certa dell'Appennino settentrionale: la coltre di depositi morenici, i sedimenti eterogenei e disorganizzati trasportati dalle masse glaciali e poi abbandonati al loro ritiro, che ricopre il piano sommitale del Monte Navert verso Pian del Freddo e sino a Groppo Fosco.

 

Una straordinaria evidenza in tutto il crinale parmense orientale hanno invece le forme scavate dai ghiacci e i depositi morenici del Würm. 

Tutti gli specchi d'acqua che punteggiano queste montagne occupano il fondo di depressioni (circhi glaciali) scavate dai ghiacci di questo periodo, spesso sbarrate dai tipici cordoni morenici. 

 

Il più imponente era il ghiacciaio che scendeva lungo la valle del Parma, alimentato dalle lingue dei tre rami che oggi ne formano la testata. Nei pressi del crinale il ghiacciaio riceveva il contributo della testata della valle del Cedra, raggiungendo un'ampiezza complessiva di quasi 25 km quadrati (il piú grande apparato glaciale di tutto l'Appennino settentrionale). 

 

Anche il ghiacciaio della valle del Cedra raggiunse uno sviluppo notevole: dalle zone di alimentazione tra i monti Sillara e Malpasso, la lingua principale scendeva spingendosi sino all'altezza di Monchio, dove sono localizzati i depositi morenici piú bassi lasciati dalla glaciazione würmiana.

 

Il Flysch di Monte Caio

Sulle spettacolari pendici di Monte Navert (1657 m s.l.m.) e sul Monte Caio (1584 m s.l.m.) affiora una formazione rocciosa che prende il nome proprio da quest’ultimo massiccio montuoso: il Flysch di Monte Caio.

 

Il Flysch è caratterizzato da chiari strati calcarei e calcareo-marnosi, alternati a strati marnoso-argillosi piú sottili di colore scuro. 

 

Le arenarie del crinale

Il crinale Appennino principale, che nella zona sommatale è tutelato dal Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano, dista poche centinaia di metri dai confini meridionali de Parco Regionale.

 

Il crinale ha un profilo decisamente asimmetrico, in gran parte dovuto alla diversa giacitura degli strati rocciosi nei due versanti.

Il versante toscano é scosceso e a tratti impressionante per le pareti che paiono come tagliate negli strati arenacei, mentre quello emiliano é decisamente meno acclive e sui pendii che tendono a disporsi lungo le superfici di strato si sono prodotte, e poi conservate, le piú belle morfologie glaciali di tutto l'Appennino settentrionale.

I rilievi del crinale sono interamente modellati nelle arenarie appartenenti alla Formazione del Macigno L'origine di queste arenarie é legata alla sedimentazione in ambienti marini abissali, avvenuta tra la fine dell'Oligocene e l'inizio del Miocene (30-25 milioni di anni fa), sui profondi fondali della cosiddetta avanfossa, il bacino che si era creato davanti al corrugamento appenninico embrionale, dove il ripetersi di innumerevoli episodi torbiditici portó all'accumulo di circa 1000 m di strati arenacei.

 

Le ofioliti

Sul margine sud-ovest dell’Area Contigua al Parco Regionale é presente un paesaggio molto singolare, con diruti rilievi come il Monte Sillara e i Groppi Rossi (questi ultimi oggi appartenenti al Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano), che spiccano sulle pendici argillose dell'ondulato crinale tra i torrenti Parma e Baganza. 

Il colore scuro dei loro spogli versanti ne tradisce la natura ofiolitica, un termine che deriva dal greco ofios (serpente) e fa riferimento alla variegata colorazione verde-nera della roccia, che ricorda la livrea di questi animali. Nel quadro della storia evolutiva dell'Appennino sono una testimonianza delle tappe piú antiche, quando al posto della catena si estendeva ancora l'Oceano Ligure, i cui fondali, come negli oceani attuali, erano formati da rocce basiche, cioé povere in silice e con abbondanti minerali di ferro e magnesio, che comprendevano porzioni vulcaniche (basalti) e plutoniche (gabbri e peridotiti).

Le ofioliti che affiorano nel parco sono inglobate in un complesso di rocce sedimentarie del Cretacico superiore, che si depositó 95-90 milioni di anni fa su fondali marini profondi.